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La missione cattolica di Suzana, in Guinea Bissau, Africa  occidentale, si trova al Nord Ovest della Guinea Bissau,  sull'Oceano Atlantico, al confine sud del Senegal.  E' una striscia di terra che entra per 100 km, larga in media dai  20 ai 30 km, stretta tra il confine col Senegal e il fiume Cacheu. I  villaggi sono numerosi, gli abitanti sui quarantamila, le razze una  decina. A 36 Km c’è una piccola città di frontiera, S. Domingos,  con circa 2500 abitanti, sede del Settore amministrativo (la  nostra provincia).  Noi  lavoriamo prevalentemente sulla costa dove predomina  l'etnia Joola Felup, circa 12.000 abitanti.  La missione attuale risale al 1952, quando arrivarono qui i padri  Marmugi e Andreoletti del PIME. Da allora è sempre rimasta  aperta. Chi ha lavorato di più qui è stato il p. Spartaco Marmugi,  che è rimasto qui per 22 anni, fino alla morte ed è sepolto nel  nostro piccolo cimitero. Io ho lavorato con lui dal 1968, l'ho assistito alla morte nel  dicembre 1973 e ne ho continuato l'opera fino ad ora,  sviluppandola secondo le direttive da lui tracciate.  E' stato lui a costruire la missione centrale, a Suzana, nel 1964-  68, poi l'abbiamo completata un po' insieme, un po' io dopo la sua  morte. Da parte mia ho sviluppato le strutture nei villaggi circostanti, mano a mano che le varie comunità arrivavano al Battesimo e  quindi aveva luogo la celebrazione della Messa.  Una particolarità di questa missione è che il p. Marmugi ha cercato di camminare con la gente, imparandone la lingua e cercando di  conoscerne la cultura, lavorando con loro e insegnando vari lavori: era di una versatilità eccezionale, con una certa genialità: non per  niente era nato a Sovigliana di Vinci, conterraneo di Leonardo.  Ha saputo aspettare che le persone maturassero scelte coscienti e si radunassero in gruppi di famiglie: solo dopo ha consentito a  battezzarli, 17 anni dopo il suo arrivo, quando ormai ero arrivato anch'io e cominciavo a parlare Felup.  Continuiamo sul percorso di promozione umana e evangelizzazione, cercando di migliorare la qualità della vita non solo con aiuti esterni,  ma soprattutto responsabilizzando loro, insegnando a lavorare e, attraverso il Vangelo, aiutando a vedere la vita in maniera diversa, dal  punto di vista di Dio che, essendone l'autore, sa bene cosa fare per farla "girare" bene.  Davvero, le persone che hanno aderito al Vangelo sono, normalmente, quelle che più si impegnano perché vi sia la scuola e funzioni,  perché i malati vengano curati, per recuperare risaie costruendo o ricostruendo argini per fermare l'acqua salata, scongiurando lo  scoppiare di liti e di guerre a livello dei vari villaggi, ecc. ecc. Dopo 40 anni dal mio arrivo (6 settembre del 68) posso dire che molte cose sono cambiate in meglio, anche se gli influssi di una  globalizzazione negativa si fanno sentire. Generalmente però fa più rumore un albero che cade che non una foresta che cresce, e qui la  foresta che cresce si vede, anche se ogni tanto qualche albero va giù.  Ora abbiamo comunità cristiane in diversi villaggi, numericamente non molto grosse, se si vuole, ma significative: d'altra parte Chi ha  fondato la Chiesa non ha mai detto che sarebbe diventata grande come una quercia, ma come un grosso arbusto e ne ha fissato le  proporzioni col paragone del lievito e del sale… che non sono mai più della farina e nemmeno della pastasciutta.  Importante è che il pizzico di lievito faccia fermentare la farina e il "presino" di sale dia sapore al piatto di pastasciutta, o di riso, che è  l'alimento nazionale qui. Ecco, è quello che cerchiamo di fare.  Siamo una goccia nel mare, ma con tante gocce di queste anche l'Africa può "galleggiare" e andare avanti. 
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