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NOTIZIE DA KATON N.174 Marzo 2017
Brugherio 16 Marzo 2017  Carissimi, le piante in fiore annunciano la primavera ormi prossima, con la natura che si risveglia in una festa di vita e di colori dopo  il grigiore dell'inverno ormai passato.   Per noi cristiani poi, non si tratta solo di un fenomeno naturale pur bello e ricco di poesia con quel  suo messaggio di speranza che ci  dice che la vita non è mai sconfitta; per noi c'è un'altra primavera, un'altra vita,  una speranza ancora maggiore: la PASQUA.  Da quando Gesù risorgendo ha sconfitto  la morte, la speranza ha acquistato uno spessore nuovo ed è diventata certezza: la  certezza di essere amati e salvati da Chi la vita l'ha creata, la conduce e la porta a una fioritura nuova, insperata, al di là di ogni e  qualsiasi eventuale sofferenza, anch'essa trasfigurata dalla Croce che Lui ha portato per nostro amore.  Fa gelare il cuore il vedere come nel nostro mondo occidentale la morte si fa strada imponendosi come legge inesorabile.   Esorcizzata in mille modi, chiamata con mille nomi diversi, entra nel quotidiano quando ci si serve di lei per impedire he vengano alla  luce esseri umani  ritenuti degli “intrusi” che vengono a turbare la nostra vita, o meglio, il nostro stile di vita: e crediamo di  tranquillizzare la nostra coscienza proclamando che l'aborto è un diritto, perfino riconosciuto dalla “legge”.  Una volta si diceva che i  popoli che praticavano l'infanticidio  erano “selvaggi” e li pensavamo dispersi in foreste o su isole lontane, dove la “civiltà” non era  ancora arrivata....  Raccapricciante, eppure dilaga nei media, il discorso sull'eutanasia: a furia di parlarne usando mille pseudonimi, l'eliminazione di chi  ci è di peso, anziano o malato, non fa più notizia. La faceva al tempo del Nazismo, quando se ne parlava  condannando appunto  quel regime “inumano”. Vien fatto  di pensare che la condanna era solo una mossa politica, usata perché serviva al momento per  determinati fini, mentre la realtà che si perseguiva era un'altra.  Chiedo scusa per l'insolito inizio di questa lettera che di solito vuole informare sull'andamento della Missione, ma vi confesso che  non mi sento fuori tema. Sinceramente mi trovo un po' in imbarazzo, quando mi sento mandato  ad annunciare Colui che ha detto  “Sono venuto perché abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza” (l'avverbio greco direbbe “esageratamente”, fuori misura) e poi mi  sento domandare: “Ma perché allora voi non volete bambini ed eliminate vecchi e malati che hanno bisogno di tutto?”. Voi che cosa  rispondereste? Che queste sono conquiste della civiltà?  E  per quanto riguarda il  “Diritto a morire con dignità”? Non posso né  voglio giudicare nessuno, ci mancherebbe, ma come lo posso conciliare con quanto annuncio, cioè che niente, nessuna sofferenza  e nemmeno la morte ci può separare dall'amore di Dio in  Cristo Gesù Signore nostro? (cfr Rom. 8,39   ma si veda anche tutto il  cap.8).  Quando durante la guerra del 1998 in Guinea con la presenza di truppe senegalesi in appoggio al dittatore, il nostro vescovo, che  cercava di trattare la pace,  era lasciato solo dagli altri vescovi della conferenza episcopale, senegalesi appunto, io andai in Vaticano  di dire che si dessero una mossa, se no   come potevo continuare a fare la catechesi sulla Chiesa dicendo che essa in  Dio è una  sola famiglia fin quando i fratelli non si aiutavano l'un l'altro, e mi diedero ascolto. Ora non c'è Vaticano che tenga: dipende da tutti e  da ognuno di noi testimoniare l 'amore alla Vita, che ha valore perché è nelle mani di Dio; tocca a noi avere la vera con-passione,  condividere la sofferenza di chi vede la vita “perdere senso” e restituirle la dignità di una “missione”, e non di quelle di minor conto.   Come vedete dalla data, anche questa volta vi scrivo da Brugherio, dove sono arrivato  il 19 Febbraio per un ulteriore controllo al  caval di s. Francesco, diciamo che sono venuto a “fare il tagliando” alla macchina. Come sempre devo ringraziare tutti coloro che ho  incontrato perché è stupendo sentirsi accolto come voi sapete accogliermi: prego il Signore che vi ricompensi come solo Lui sa fare.  Notizie di laggiù? Presto detto  Innanzitutto, a livello di Guinea, lasciamo stare di parlare o sparlare della situazione politica: sembra che anche noi qui in Italia non  abbiamo moto da insegnare.  A livello di Chiesa locale, abbiamo fatto la prima sessione del primo Sinodo della storia della Diocesi di Bissau, un avvenimento  appunto “storico”.  La preparazione non è stata delle migliori.  L’impegno dei partecipanti è stato lodevole. Purtroppo è mancata all’appello l’esperienza,  che non ci poteva essere trattandosi della prima volta, ma forse anche una certa duttilità nel far fronte a cose che magari non si  erano previste a tempo. Sono soddisfatto di come sono andate le cose? Non posso dire di si, però c’è speranza di migliorare.   E’ prevista una seconda sessione a Giugno e dobbiamo lavorare perché sia  meglio della prima. Forse non si farà a tempo a  concludere tutti i lavori, ma niente impedisce che si possa aggiungere magari un supplemento… Chi sta nella stanza dei bottoni  magari ci potrà pensare.  Dalla stanza dei bottoni (si fa per dire) di Suzana sono uscito io: subentra il nuovo parroco, con tutto l’appoggio e l’affetto che si  merita e il 17 Giugno avremo l’ordinazione sacerdotale del nostro don Maiuka, il diacono che già fa parte della nostra squadretta. E  io? “Quiescente” poco capace di “stare quieto”. Lascio il palco e mi infilo nella buca del suggeritore. Mi sto già allenando e… mi dà  parecchio da fare, visto che, grazie a Dio, chi mi succede vuole privilegiare la continuità pur nella inevitabile e provvidenziale novità.   E’ un momento delicato, ma che mi dà molta speranza: vi chiedo di pregare perché il nostro servizio a queste comunità si svolga in  una fraternità che guarda  al futuro con i piedi ben poggiati sulle fondamenta poste dai predecessori. Le premesse, grazie a Dio, ci  sono tutte: spetta a noi farle “maturare” e diventare realtà secondo uno sviluppo armonico e costante.  I lavori?   Abbiamo cercato di dare una mano alla preparazione al Sinodo stampando e diffondendo nelle  parrocchie  gli interventi che via via venivano “postati” nel blog della Diocesi: un lavoro non  indifferente.  Abbiamo “azzannato” il lavoro di manutenzione straordinaria del ponte di Boaj, il primo, costruito nel  1992, lungo ben 106 metri. In realtà si tratta di una “ricostruzione” al 50% con la sostituzione di tutto  il materiale in ferro ormai divorato dalla salsedine, l’aggiunta di un pilone in cemento, la nuova  sistemazione delle teste dei piloni con travature in legno (avete in mente i famosi “traversini” delle  ferrovie?) e altro, che sta sollecitando ancora una volta la fantasia e l’inventiva per venire a capo  delle difficoltà che via via si presentano. Devo comunque dire che la nostra gente ha capito l’utilità  del ponte, non può più farne a meno, per cui si impegna notevolmente nel dare una mano per i  lavori necessari, che stanno continuando anche ora in mia assenza.  Fronte coltivazioni. Stiamo serrando le fila e  arruolando nuovi volontari per camminare  verso una agricoltura più redditizia grazie al  lavoro delle macchine. Interveniamo anche  per conto terzi, cioè per appoggiare l’attività  di ONG presenti sul territorio e impegnate  nello sviluppare l’orticoltura.   Ci è piovuto dal cielo un aiuto insperato: un  uomo di un villaggio vicino, già in  età, con  una buona preparazione in orticoltura che è  venuto a chiedere aiuto. Gli abbiamo fatto la  proposta di gestire in proprio l’orto dentro la missione, così da aprire in  seguito la strada a giovani che si convincessero della bontà dell’iniziativa. Ci  si è messo d’impegno e l’orto è finalmente rifiorito. L’uomo ci sa fare, non  solo, ma vuole dare una mano anche ad animare i giovani in questo senso.  Un passo dopo l’altro, forse si apre una strada verso il futuro.   Si diceva che chi vive sperando muore cantando e chi vive cantando morrà sorridendo. Io credo che la speranza è l’altra faccia della  fede, visto che la nostra speranza non significa “speriamo che, magari…”   Bensì, come dice Paolo, “so chi è Colui nel quale ho posto la mia speranza e so che non mi deluderà” (cfr.2Tim.2,12b).  Mentre scrivo stiamo aspettando Papa Francesco. Se piace a Do parteciperò sia all’incontro in Duomo a Milano sia alla Messa nel  Parco di Monza. Porterò nel cuore la Chiesa di Guinea, le nostre comunità e tutti voi: che il Signore c confermi nella fede e  nell’amore e faccia di noi seminatori di speranza, quella che Lui ha portato risorgendo dai morti.   Buona Santa Pasqua a  tutti! 
Notizie da Katon 174 marzo 2017