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NOTIZIE DA KATON N.191 Luglio 2021
                                                                                                                                                         Rancio di Lecco, 7  Giugno, 2021   Carissimi, un grazie dal profondo del cuore al Signore che ci sta facendo vedere la fine del tunnel del Covid 19! Ma  cerchiamo di non stordirci per “dimenticare”!   Il Signore ci ha donato la facoltà della memoria per ricordare, cioè “ri-portare-al-cuore” quanto abbiamo  vissuto, per tirarne insegnamenti per la nostra vita. E’ quanto Luca ci dice più volte di Maria, la Madre di  Gesù che anche in questo ci è maestra di vita (Lc. 2, 19.51).   E cerchiamo di non dimenticare quanti ancora non intravedono la luce dell’uscita dai loro rispettivi tunnel:  fame, guerra, emarginazione, mancanza di prospettive e di speranza, ecc.   Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…” così il Dun Lisander comincia il suo romanzo “I  promessi sposi”. Ebbene eccomi qui, esattamente nei “Luoghi manzoniani”, nella casa del PIME che  ospita missionari fisicamente ”appesantiti” dagli anni e dagli acciacchi che hanno reso impossibile la loro  permanenza nella missione cui hanno donato la vita. Vi garantisco però che non vi si respira aria di  “rassegnazione”: tutt’altro! Il dono continua e si purifica nella sofferenza, si fa preghiera e offerta su cui, ne  sono certo, il Signore si china per goderne il profumo.   La nostra casa è situata tra il lago e i monti, quei monti che Manzoni fa salutare da Lucia con il celebre  brano autobiografico: “Addio monti sorgenti dall’acque ed elevati al cielo, cime ineguali, note chi è cresciuto tra voi e impresse nella sua  mente non meno che lo sia l’aspetto dei suoi più famigliari…”. Reminiscenze che affiorano di tanto in tanto, e se pure citate a braccio,  aiutano se non altro a tenere viva la memoria che con l’età tende a logorarsi.   Sono già stato ospite di questa casa altre volte per cure varie in vista di ripartire per la missione. Per questo sono solito dire che penso a  questo luogo come a un “bacino di carenaggio” dove una nave entra un po’ malconcia, viene rimessa a nuovo e ne esce per riprendere a  solcare i mari sicura e “spavalda”. Bè’ questa volta vi abbono l’aggettivo “spavalda”, viste le condizioni.   Come il fisiatra ha visto le mie radiografie, mi guarda e mi dice: “Qui c’è una schiena piuttosto malconcia!”. Io gli dico: ”Viene da più di  quarant’anni di motocross, e non per sport: in mancanza di strade… Il guaio è che mi piaceva andar forte”. E lui mi fa: ”Propongo il  ricovero per un mesetto: qui c’è parecchio lavoro da fare!”.   Birba chi manca! Se mi rimettono in sesto ho tutto da guadagnare!...   Per cui domani 8 Giugno entro nella clinica dell’Opera Beato Talamoni, qui a Lecco.   Diciamo che questa volta non basta il bacino di carenaggio: bisogna tirare la barca in secco per ripararla come si deve! E ringrazio il  Signore, e anche il PIME che mi offre questa opportunità.   Il quale PIME lo devo ringraziare anche perché recentemente ci ha appoggiato la richiesta di una macchina nuova per la Missione di  Suzana e ce l’ha fatta avere.   Non se ne poteva più: ad ogni viaggio a Bissau, bisognava portare dal meccanico la macchina malcapitata ed erano fior di bigliettoni che  se ne andavano!   D’altra parte la nostra officina è ferma, chi ha imparato qualcosa o è morto o se n’è andato. Chi è rimasto lamenta dolori vari e  buonanotte!   Il sottoscritto alle volte ci va per fare delle piccole riparazioni, col risultato che dopo poco rimane “in riserva” e deve staccare… Abbiamo  macchinari e attrezzature che valgono non poco, grazie ai vostri aiuti e alle vostre competenze, ma chi ne può approfittare non c’è,  oppure non ha voglia di imparare, oppure (sentite questa!) lui di questa missione non glie ne interessa perché il parroco non è lui (per  favore non strabuzzate gli occhi: la chiesa è fatta anche di uomini e donne, che a loro volta sono fatti di carne e ossa, capaci di grandi  slanci  come di meschinità. E quando l’esperienza cristiana non la si è succhiata con il latte materno, è molto più difficile da assumere,  anche per quanto riguarda l’annuncio del Vangelo. Ne parliamo più avanti.)   A questo punto mi preme dire che a Suzana abbiamo attrezzature, macchinari, rotoli di rete da recinzione prodotti da noi anche su  commissione e poi…. Non ne esce niente e non entra il denaro rispettivo. Risultato: esaurita la liquidità in cassa, siamo a zero..   Non c’è verso: la missione è fuori mano e nessuno viene a vedere i materiali: comprano a Bissau, spendono di più e non sempre trovano  quello che cercano. Poi risulta che noi invece ce l’abbiamo, ma ormai hanno fatto… In più, viste le difficoltà create dal Covid 19, diverse  ONG si sono messe praticamente in stand-bay, per cui le reti ordinate restano qui e il denaro liquido non gira. E nessuno ti fa prestiti.  Padre Maiuca non sa più a che santi rivolgersi e mi dice che non ce la fa.   Mi direte: l’altro padre? E le suore? Qui riprendiamo il discorso di poco fa.   Per quanto riguarda le suore è meglio non parlarne: il discorso è troppo penoso; sono addirittura tentato di parlare di “sabotaggio”,  pensate un po’! Esagerato? Lo spero, ma…   E l’altro padre? E’ quanto vi stavo dicendo poco fa. Sto scrivendo una lettera alla parrocchia per metterli in guardia dai pericoli che le loro  comunità corrono per il protagonismo di alcuni, le invidie di altri, la pigrizia di molti, la paura delle chiacchiere, il pretesto del ricorso alla  “cultura” e… mi sono accorto che non c’è bisogno che usi tante parole mie: c’è già tutto nel Nuovo Testamento, a partire da Vangelo e Atti  degli Apostoli per continuare con le lettere, specialmente 1 e 2 Corinti, Gàlati, Timòteo, Giacomo, Giovanni e su su fino all’Apocalisse:  accanto a slanci sublimi e a testimonianze culminate nel martirio, tante meschinità, tanto squallore di infedeltà e tradimenti… E la Chiesa  c’è ancora perché Lui è VIVO.   Verrebbe da dire che la prova più “provante” che il Signore è davvero risorto e vive tra noi è proprio il fatto che la Chiesa c’è ancora.   La cosa per me è vera non solo per la Chiesa universale, ma anche per Suzana: anche lei affonda le radici in un patrimonio di santità  “spicciola”, da “santi della porta accanto”, che non fa tanto rumore, ma cresce grazie a Lui.   Mi piace ricordare in questo contesto la figura di Dom Pedro Zilli, il nostro “padre Pedro”.   In Amici di Suzana trovate quanto ho scritto per la sua scomparsa a  causa del Covid19.   Qui lo voglio ricordare con la foto che lo ritrae (accanto a lui padre  Maiuca) quando, a un raduno delle Pontificie Opere Missionarie  volle presentare il mio libretto in Portoghese “I santi della porta  accanto” in cui parlo delle figure significative di cristiani Felup che  Dio ha donato alla Chiesa di Suzana. Lo ha presentato con tanta  convinzione e con quel suo entusiasmo per la Missione che in meno  di due ore le duecento copie che avevo stampato si sono esaurite.  Sto preparando la seconda edizione.   Caro padre Pedro, in molti di noi ti abbiamo conosciuto. Ricordati di  noi e soprattutto ricordati di Suzana, la “nostra” missione. Dona a lei  e a tutti quanti in Lei incontrano Gesù la tua fede schietta e il tuo  entusiasmo contagioso. Grazie, a nome di tutti noi  
Un ricordo di Monsignor Pedro Zilli 191 luglio 2021