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                                                                                                                                                                                                                                                                         Rancio di Lecco, Natale 2022 (16 dicembre)  Carissimi,                     siamo ancora una volta all’appuntamento del Santo Natale, che ci parla dell’amore “ostinato” con cui Dio vuole farci  felici. Ostinato? Si, proprio, ostinato!   Il Signore le ha cercate tutte le strade per raggiungerci e riportarci a casa e ancora non ci riesce con troppa gente. Se ci  pensiamo bene, non è che ci sia proprio riuscito neanche con noi: nella nostra vita rimane sempre qualcosa che non ci dovrebbe  essere perché tutto funzioni a dovere. La qual cosa vale soprattutto per me, visto che il Signore mi ha chiamato per mandarmi a   recapitare il suo Dono a chi ancora non l’ha ricevuto.   Quale dono? Si chiama Gesù di Nazareth, ce l’ha detto proprio Lui: ”Dio  ha tanto amato il mondo da donare il suo unico figlio perché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la VITA”. L’ho scritta a  lettere maiuscole per significare che non c’è aggettivo che la possa descrivere questa Vita. Forse per capirne qualcosa  bisognerebbe rivedere la traduzione solita che dice “ … chi crede non muoia, ma abbia la vita eterna” e sembra limitare la  differenza solo sul piano temporale, quello della durata nel  tempo, prestandosi addirittura alla presa in giro. Ma come si fa a dire  “non muore”, se vediamo che anche le persone migliori la morte se le porta via? Anche il nostro buon Manzoni ci dice che la  morte “pareggia tutte l’erbe del prato”, eppure era un cattolico credente!   Chiaro, ma il discorso cambia se usiamo invece del “non muoia” un qualcosa che dica più o meno : non fallisca, non sia  sprecata, non sia senza senso, senza un significato, un contenuto; una vita che “non vale la pena ” in milanese arioso si direbbe  una vita “trasada”.   Quanto alla parola “eterna” attenzione! Fermiamoci: non cadiamo nel solito tranello che rimanda tutto all’aldilà, dopo la morte.  Mettiamoci invece “vita che vale la pena di essere vissuta”, vita che ha un significato, e questo non solo dopo la morte, nel solito  “altro mondo”, ma già in questo mondo . Pensate allora che squallore sentirsi augurare “Buone feste” e basta! Così a Natale  come a Pasqua, così a carnevale ecc, tutte ricorrenze cristiane, nate per celebrare quel tale Amore con cui Dio cerca di salvarci  a qualsiasi costo, a dare un senso alla nostra vita… e noi le facciamo diventare senza senso, occasioni di cui approfittare per  divertirci, sempre alla stessa maniera, ad ogni costo… Che noia!  E che cura in TV per evitare di pronunciare il Nome che non si  vorrebbe più sentire, il nome di Gesù!  Ma in fin dei conti, che significa la parola natale? Significa il giorno in cui uno è nato, il giorno del compleanno! Ma chi è quel tale  di cui festeggiamo il compleanno?  Sssst, zitti! Non si può dire! Ma ci pensate? Al massimo si accetta di dire che a Natale ci  sentiamo un po’ più buoni, ci commoviamo facilmente e … ci assolviamo delle malefatte perpetrate lungo i restanti giorni  dell’anno: in fin dei conti non siamo poi così cattivi! Bla bla bla….  Festa del buonismo a buon mercato, che sa tanto di New Age,  fatto di tante parole che vorrebbero nascondere la Parola, il Figlio di Dio che è venuto a cercarci! E questo è un fatto, che vale  più di mille parole “dolci”.   Noi missionari andiamo in capo al mondo non per buonismo, ma per dire a chi ancora non lo sa che Dio ci vuole un bene da  matti, e ce lo ha detto non a parole, ma donandoci il Figlio, Gesù.  E Lui è venuto, disarmato e bisognoso di tutto. Ha voluto avere bisogno anche di noi! Ancora giriamo la testa dall’altra parte per  non vedere?  E pensare che Lui non si arrende, ma ci provoca continuamente facendoci incontrare tante persone che soffrono ingiustizie,  fame, malattie, privazione di diritti. . . E c’è ancora chi ha il coraggio di dire: “Ma non è mica colpa mia!”. Probabilmente non è  neanche colpa loro se sono nati in un posto “sbagliato”.   Ma a noi il Signore ha fatto anche un altro dono, recentemente, un dono che si chiama  Fabio. Ricordo quando venne a Suzana col primo gruppo. Era poco più che un ragazzo,  parlava pochissimo. Ma ascoltava e osservava.   Rimase impressionato dalla vivacità di quella giovane Chiesa. Decise di tornare e  passò a fare domande, ma intanto si era accorto che già poteva essere utile e non  rimase con le mani in mano. Aveva tante capacità, tanta intelligenza, poche parole e  una fede e una dedizione grandissime. E si diede da fare.   Donò un anno intero alla missione lavorando e stimolando ragazzi e giovani. Insomma  sia in presenza sia da lontano lo sentivamo missionario con noi, cosa che avveniva  anche per diverse altre missioni: dava una mano a tutti, senza strombazzare.   Fece la sua famiglia e la volle non solo dentro la Chiesa, ma anche aperta alla Chiesa.   Ora che il Signore se l’è preso con sé, ci accorgiamo di quanto ci manca. Un semplice  cristiano che ha preso sul serio il Battesimo e la Cresima ricevuti e si è lasciato trovare  dal  Signore, lo stesso Signore che ogni anno, a Natale interpella anche ognuno di noi.   Non ha voluto allonta-narsi da noi neanche dopo morte: riposa nel nostro piccolo  cimitero accanto alla tomba di padre Marmugi a ricordarci quanto il Signore ci ha voluto  bene mettendo esempi simili davanti a noi.   L’albero piantato comincia a dare frutti, anche se sta attraversando crisi consistenti: fu  così anche nella Chiesa delle origini, al tempo degli Apostoli e poi fino ai nostri giorni,  ma non mancarono i frutti. Il Signore li sta facendo vedere anche a noi, quasi a dirci:  “Coraggio, vedete che si può, se si vuole e si prega? Io ci sono sempre!” E noi lo  ringraziamo. Quest’anno abbiamo un altro Diacono diocesano in cammino per il  sacerdozio, Francesco Kalò Kajossa, della comunità di Kassolol, di cui vi avevo parlato  a suo tempo; inoltre Mattia di Ehlalab, del PIME partirà a Gennaio per il Tcad, dove farà  parte del gruppo di missionari che va laggiù a fondare una nuova missione, e là  completerà la sua formazione sacerdotale.   Con Giacinto già missionario in Gabon, è il nostro secondo missionario sul campo.   Credo sia un bellissimo regalo di Natale! E allora continuiamo a sostenerli, senza  paura.  Vi auguro con tutto il cuore e con tutta la mia povera fede un Santo Natale di Gesù 
NOTIZIE DA KATON N.196 Dicembre 2022
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