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NOTIZIE DA KATON N.181 Dicembre 2018
P.I.M.E. SANGIORGIO BRUGHERIO OLTREMARE
Suzana 11.12.2018  Carissimi, per l’ennesima volta sono rientrato alla missione e ringrazio il Signore che mi sta aiutando. Sono stato con voi un  periodo di tempo abbastanza lungo per varie ragioni e ancora una volta ho assaporato la gioia di vedervi solleciti nel darci una  mano per l’annuncio del Vangelo, con la testimonianza della vostra fede, la compartecipazione alle vicende non sempre positive  della missione e l’affetto da cui mi sono sentito sempre circondato. GRAZIE!  Grazie di cuore. Non finirò mai di ringraziare il  Signore per tanta gente buona che mi fa incontrare.  La sapete l’ultima? Sto facendo il chek-in alla Malpensa e, quando si tratta di mettere le valigie sulla bilancia, mi vedo piombare  accanto una ragazza che mi dice: “Permette che l’aiuti?”,  afferra le due valigie una dopo l’altra e “spaff “ le mette su e se ne va  con un sorriso così com’era venuta.  Chi era? Mah! Un angelo! Non ho mancato di dirle un grazie sincero e di far notare all’impiegata che finché ci sono persone così  il mondo non può andar male! Naturalmente l’ho accompagnata con la preghiera (avevo qualche ora di attesa) e spero proprio  che il Signore si sia incaricato Lui di ringraziare come Lui sa fare.  Anche a Lisbona, quando si è trattato di imbarcarsi, un funzionario della TAP mi ha affidato a un altro “angelo” che mi ha  accompagnato all’ascensore, mi ha fatto accomodare sul pullmann che ci portava all’aereo e mi ha augurato buon viaggio. Alle  volte ho l’impressione che… faccio un po’ impressione! O mi sbaglio?  A Bissau, come da programma, mi sono fermato in casa regionale PIME per la nostra Assemblea annuale formativa. Quattro  giorni intensi di preghiera, dialogo e discussione in vista della Assemblea Generale del PIME che si terrà nel prossimo mese di  Maggio. Devo dire che mi è piaciuto l’ambiente: siamo un gruppo internazionale di provenienze disparate, ma ho l’impressione  che la passione per la Missione riesca proprio a far superare le differenze e a farle diventare vere e proprie opportunità. Se ce  ne rendessimo conto un po’ di più anche nel nostro vivere “civile” forse capiremmo un po’meglio quanto sia stupido un  atteggiamento anche minimamente inficiato di razzismo o di autocompiacimento culturale! Ogni chiusura è sempre un  impoverimento, anche se alle volte può sembrare il contrario.   A Bissau c’era anche una riunione del clero Diocesano cui ha partecipato il p. Vitor, per cui ho viaggiato per S. Domingos coi  miei  confratelli del PIME e poi il p. Maiuca mi ha “prelevato” e portato a Suzana: finalmente!   Sto sperimentando quanto sia  vero quel detto di Gesù a Pietro che Giovanni ci riporta nel suo Vangelo: “In verità in verità ti  dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le mani e un altro ti vestirà  e ti porterà…”: per ora mi ha portato proprio dove volevo io, anche la Domenica mattina, quando sono andato con lui a Katon e  Kassolol dove ho  concelebrato nelle Messe presiedute da lui, le prime cui ho partecipato dopo la sua ordinazione in Settembre.  La gioia di rivedersi, di  incontrarsi di nuovo e proprio nell’Eucarestia! La sera Messa a Suzana e la commozione si tagliava a  fette. Abbiamo pregato per il nostro parroco, il p. Abramo Cabral che non  ho avuto la gioia di  incontrare perché in Portogallo  con seri problemi di salute.   Ma non finisce qui. Ci sono cascato anch’io! Non in Portogallo, ma… nella salute.   Cosa diavolo è successo, a Bissau, nel “nostro glorioso PIME” c’erano alcuni confratelli con una tosse e un raffreddore che  levati! Me l’hanno attaccata! E’ esplosa la notte di lunedì: una notte di tosse ininterrotta, “cavernicola”, che veniva su dal  profondo… Avevo l’impressione che prima o poi mi avrebbe tirato su anche le unghie dei piedi!  Invece niente!   Il problema è che non riuscivo più io a tirarmi su, nemmeno dal letto! Forza zero e buona notte.   Per cui chiama il solito angelo, come quello delle valigie. P. Maiuca era partito per Bissau e  a Suzana era tornato il p. Vitor.  Chiamarlo angelo è un po’ riduttivo, vista la... stazza per cui stavolta mi ha soccorso un…  “arcangelo”, e mica una sola volta!  Mi era già successo anche nel 1979 di tornare dall’Italia e… crollare. Ricordo che ero andato a Ejin per fermarmi una settimana  e visitare i villaggi di Ejin, Jihunk, Eossor e Ehlalab, ma, giunto a Ejin col motorino, ebbi la sensazione di non farcela e ritornai  precipitosamente a Suzana prima di notte. Provvidenza: spossatezza, febbre ecc: mi ci vollero settimane prima di rimettermi in  sesto, appena in tempo per preparare il S. Natale. Cos’era? Chi lo sa!?   Ora niente febbre e sto mettendo fuori il capo, appunto per preparare il S. Natale e l’Ordinazione del nostro primo  MISSIONARIO, che andrà a portare il Vangelo in Gabon. Sapete dov’è? Cercatelo: vi aiuto io, è un paese africano.   Il nostro novello missionario ha un bellissimo nome, il nome di un fiore, Giacinto. Ma suo padre, il buon Raul Baliu, non sapeva  che era un fiore: prese il nome nientemeno che dall’allora Cardinale di Dakar, Giacinto Thiandoum, sperando che  Gesù si  ricordasse di chiamarlo, visto che il nome… non gli era nuovo. Detto fatto: Gesù l’ha chiamato e lui gli ha detto di si, come il suo  fratello maggiore, don Marco, sacerdote diocesano.  Il giorno 29 dicembre, Sabato, ci sarà l‘Ordinazione, qui a Suzana, la seconda in meno di un anno. Ho già pronto il libretto e a  giorni lo stampiamo. Poi domenica 30 la Prima Messa Solenne.   Tanta grazia di Dio! E speriamo continui anche se, dal punto di vista della tecnica, la missione di Suzana è entrata in una fase  un po’… oscura. In mia assenza mi hanno lasciato scaricare le batterie: quelle dell’amplificatore, quelle delle macchine che  vanno a spinta, quelle dello studio, per cui lavorare al computer e stampare è diventato una sfida….. Non so più a che santi  rivolgermi!....  Ma il Signore ci viene incontro anche qui: abbiamo un altro amico presso di Lui che spero ci aiuti.  Sabato primo dicembre Gesù si è preso l’Ernesto di Ejin,  il fratello di  Antonio, una delle colonne portanti di quella comunità. Chi lo ha  conosciuto lo ricorda come un lavoratore instancabile e un …  camminatore dalla falcata impressionante.  Ve ne parlerò. Per ora vi basti questo: partito da zero,  ha imparato a  leggere e a scrivere, è diventato capocantiere quando abbiamo  costruito Ejin negli anni 83-86. In seguito abbiamo intrapreso la  costruzione del ponte di Boaj: senza di lui non ci saremmo riusciti,  garantito.  Nel tempo secco 83-84 la moglie, Anita, era incinta, una gravidanza  difficile e suor Maria le aveva detto di rimanere a Suzana e di nutrirsi  bene. Ernesto la sera chiudeva il cantiere, afferrava la rete da pesca  e partiva a grandi falcate per venire a Suzana. Arrivato al fiume, a  Boaj, aspettava la marea favorevole e pescava, poi ripartiva per  Suzana e portava il pesce fresco alla moglie. La mattina era di nuovo  in cantiere, e tra sera e mattina, aveva fatto 25 km a piedi! Un  fenomeno.  E nacque Matteo. Il papà ha avuto appena la  consolazione di vederlo diventare prete, il Novembre 2017: don  Matteo, è lui che gli ha dato l’Unzione degli infermi.   Nei giorni in cui mi sono fermato a Bissau ero andato a trovarlo e… ho visto che non ce l’avrebbe fatta. L’ho raccomandato al  Signore e ora gli raccomando la comunità di Ejin: perde un animatore eccezionale, ma acquista un protettore: ne ha estremo  bisogno. Pregate anche voi perché il Natale del Signore Gesù significhi per quella comunità e per noi tutti uno slancio nuovo nel correre  incontro al Salvatore che viene…. E nel farLo conoscere a tutti!  Auguri!