Rancio di Lecco, 11. 10. In sella al mio ”Gilerino CB1 50cc”stavo percorrendo la distesa di sabbia bianca lasciata dal mare che s’e ritirato. La poca erba, che tenacemente riesce a sopravvivere per tutta la stagione secca, era stata da poco bruciata per ricavare concime dalla cenere, che l’acqua della pioggia avrebbe radunato nelle piccole depressioni del terreno che ospitavano delle “mini-risaie” sparse. Le risaie vere e proprie sono più all’interno, dove il terreno, leggermente più elevato, presenta una maggiore quantità di argilla, più adatta alla coltivazione del riso. Il tutto è solcato da rivoli vari che l’acqua si scava da sé per defluire verso il mare. Uno di questi mi tagliava la strada, ma lo attraversavo senza problemi: solo nelle grandi piogge non era prudente farlo. Eravamo alla fine della stagione secca e quella della pioggia si era annunciata con una spolveratina d’acqua due giorni prima. Dall’alto del motorino nulla  sembrava cambiato nel paesaggio che mi circondava. Solo avevo notato rari filini d’erba, quasi invisibili, che erano spuntati dalla sabbia. Entrai nel canaletto asciutto per attraversarlo come avevo fatto per tutta la stagione secca, ma risalendo dall’altra parte, quando gli occhi arrivarono al livello del terreno … per un attimo rimasi folgorato: davanti a me, a filo terra, mi si presentò un prato di un verde novello vivissimo: erano quei piccoli fili d’erba che, visti al loro livello, avevano già cambiato il paesaggio! Era il trionfo della vita che si annunciava, ed era avvenuto con una sola spolverata d’acqua! Fu come un lampo. Non riuscii a contenere la commozione e mi misi  cantare con tutta la voce che avevo. Arrivai alla missione cantando e la gente, pur  abituata a questo, lo notò. Cosa cantavo? Niente, una melodia senza parole che mi era sgorgata dal  cuore,  niente di originale, ma incontenibile come la mia gioia: erano nomi, esclamazioni, ecc. senza un costrutto Alla Messa raccontai cosa mi era successo. Ringraziammo il Signore e commentammo: ecco, così dovrebbe essere la nostra vita cristiana: una gioia  incontenibile che nasce dall’incontro con Gesù e sfocia in una vita nuova che diventa annuncio missionario. Ecco, è esattamente il messaggio che Papa  Francesco ci indirizza quest’anno per la Giornata Missionaria Mondiale. il Figlio di Dio venuto  in mezzo a noi,  ha innescato un “passaparola” che niente ha più  potuto fermare. Ce ne parlò papa Giovanni Paolo secondo in un famoso discorso ai giovani e ce lo   ricorda Papa Francesco fin dall’inizio del suo messaggio, citando il primo capitolo del Vangelo di Giovanni: un passaparola velocissimo e inarrestabile tra i primi giovani che hanno incontrato Gesù. Era  ancora una prima sensazione, contagiosa sì, ma ancora  superficiale, acerba, che più volte vacillò fino all’abbandono nel Getsemani e al  rinnegamento di Pietro. E ben a ragione, peggio di così non poteva andare: il Maestro catturato e crocifisso come un malfattore pericoloso, una minaccia per le truppe Romane di occupazione, ma anche, ed è quel che più conta, per le stesse  Autorità religiose, i loro maestri nella fede: il Sommo  Sacerdote, i sacerdoti, i catechisti e così via… Ma poi è successo qualcosa di nuovo, di indicibile: incontrano di nuovo Gesù, è lui, ma non è più come prima: è vivo, eppure è proprio quello che è morto in Croce! Giovanni lo ha visto morire, e anche la Madre! Non stanno più nella pelle. Peccato che quando Gesù è venuto Tommaso non c’era! E  quando arriva lo travolgono: ognuno vuol essere il primo a dirglielo e parlano tutti insieme! E Tommaso che sbotta: “Calma, gente, calma! Finché non tocco con mano, non credo!” E  deve intervenire Gesù stesso, otto giorni dopo per farlo “toccare con mano”. E anche  Tommaso lo vede, lo tocca, crede e si inserisce nella “staffetta”, nel passaparola. Quando Giovanni, già vecchio e amareggiato per i cristiani contestatari che sono usciti dalle sue comunità spaccandole in due, tenta di riunirle, rivive ancora quei momenti. Le parole gli sgorgano dal cuore e fa fatica a metterle in fila, gli si accavallano nella penna… un po’ come  quel mattino in moto: la commozione precedeva il pensiero e il suono usciva prima ancora di divenire parola. Allora ti potranno anche prendere per pazzo, com’è successo a Lui e dopo di Lui a tutti quelli che Lo hanno incontrato. Anche allora, fin dall’inizio ci sono stati i “furbi” come Anania e Saffira di cui ci parla il libro  degli Atti degli Apostoli al capitolo 5, e gli interessati come Simone il Mago del capitolo 8: ma molti, molti di più “non hanno potuto tacere” e hanno gridato la loro testimonianza davanti a tutti, come un grande coro, quello dei martiri, che da Stefano in avanti, non riescono a trattenere la gioia di avere incontrato Lui, Gesù che per primo ha dato la sua vita per noi. E gli danno la loro. E noi? Siamo di quelli del “io non c’ero e, se c’ero, dormivo”, oppure “sì, va bene, ma non esageriamo!”, note  stonate e mezzi silenzi che intristiscono la vita. Non basta il “buon cuore”  per essere di quei testimoni, annunciatori; nemmeno per provare una compassione vera e fattiva, come ci ricorda ancora Papa Francesco. Al più ti spinge a dare il tuo nome a una ONG! Sbagliato? Nemmeno per sogno, ce ne fossero! Ma tu non fermarti lì, non aprire solo la finestra per guardare: spalanca la porta ed esci, corrigli incontro come quel giovane, sbatti via tutto ciò che ti intralcia, fa’ posto a Lui! Non ti mancherà niente: Lui è la “Pienezza” che ti fa gustare la vita fino in fondo. Ascolta i testimoni, quelli che la vita l’hanno giocata davvero “sulla Sua Parola”, non sono solo gente d’altri tempi , ce ne sono tanti anche adesso, ma non fanno rumore. Cercali, Lui te li farà incontrare!     Auguri! Notizie della missione? Non sono molte, nemmeno sono tutte buone, viste “dai tetti in giù”, come si suol dire. Innanzitutto “Notizie da Katòn”. Come vedete questo numero vi arriva con una veste insolita. Piero Fossati, l’amico di fratel Renato Rovelli, che con il  passaparola è diventato protagonista di questa avventura.  Proprio in questi giorni è stato chiamato in ospedale per un intervento al ginocchio, per cui la  grafica è saltata. Ho pensato di rimediare in questo modo, poi per Natale provvederemo. A PIERO TUTTI I NOSTRI AUGURI!! La Missione. Le acque non sono tanto tranquille. Dal punto di vista economico siamo in secca, i liquidi sono finiti e stiamo “raspando il fondo”, come già  accennato in precedenza. C’è un capitale in macchinari e materiali, ma nessuno compra e col passare del tempo tutto si deprezza. Ma quel che più conta è la gente, come già accennato in passato. In modo speciale i giovani che si trovano disorientati. E chi non lo sarebbe, con anni  scolastici “nulli” uno dopo l’altro, con tante promesse non mantenute, con il Covid 19 che alza la testa,  aumenta l’insicurezza e “frammenta” ogni iniziativa. Quanto darei per stare laggiù lo sa solo il Signore! Non che io abbia una bacchetta magica per risolvere i problemi, tutt’altro. Ma c’è chi mi dice ce anche solo al vedermi in mezzo a loro si sentono più sicuri, e non credo si riferisca, che so  io, a  una eventuale gigantografia!... Purtroppo la mia salute mi sta lasciando a piedi. La schiena è a pezzi, il camminare è diventato faticoso dall’anno scorso, doloroso lungo l’anno; poi la  somma di alcuni tratti a pezzi e bocconi, e ora quasi è ridotto a un sogno e… chi è che qualche anno fa parlava di rottamazione? Non mi arrendo, resisto con le unghie e  con i denti… ma anche con i denti  bisogna fare attenzione: sono posticci, quelli autentici  se ne sono andati da un pezzo…. Resta la preghiera intensa e continua, così come la sofferenza. E questa, nelle Sue mani, è moneta sonante. E presenza… di Lui.    Chissà mai?! Ciao a tutti!                                 PS. Chi volesse venirmi a trovare per favore telefoni qualche giorno prima in portineria  al numero 0341 496077 e riceverà le istruzioni (anti-Covid19)  L’indirizzo esatto è via Monte Sabotino 1   23900  Lecco.
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NOTIZIE DA KATON N.192 Ottobre 2021
P.I.M.E. SANGIORGIO BRUGHERIO OLTREMARE