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Suor Maria Serafin
"Prima dell'arrivo delle suore, nemmeno sapevamo che esistessero donne  così, che dedicano tutta la loro vita a Dio e agli altri. Ora sappiamo che ci sono  e abbiamo visto quanto sono capaci di volerci bene".   "Prima dell'arrivo di suor Maria, non sapevamo come trattare bene i nostri  bambini: ce l'ha insegnato lei".   "Prima dell'arrivo delle suore, dei nostri bambini erano più quelli che morivano  che quelli che campavano. Ce n'è voluta per farcela capire, però i risultati  sono lì: ora é il contrario, ne muoiono molti di meno!"   Sono solo alcune delle frasi che, nell'emozione causata dalla notizia della  morte di suor Maria, sono risuonate nelle nostre comunità in questi giorni.  Apprezzamenti esagerati dall'emozione del momento? Credo proprio di no. In  una delle Messe celebrate per lei, una donna si rivolgeva ai giovani e ai  ragazzi e diceva:"Siete nati tutti nelle sue mani", e un'altra: "E' madre di noi  tutti: o perché siamo nati nelle sue mani, o perché ci ha guariti da qualche  malattia restituendoci alla vita; tutti noi abbiamo ricevuto da lei". Non ci si  stupisca quindi se tutti, comunità per comunità, hanno voluto celebrare una Messa di  suffragio per lei: vi dovevano poter partecipare tutti, anche i più acciaccati, anche i più  piccoli, a pregare per la "nostra mamma". E quando c'é stata la Messa a Suzana, i  Mussulmani hanno fatto sapere che anche loro si riunivano nella moschea a pregare per  lei. L'Antonio Sitañebé di Kassolol mi diceva: "Il villaggio é rimasto costernato: ognuno s'é  messo la mano sulla bocca dicendo 'Uuh, suor Maria é morta!..'  Molti di noi l'hanno conosciuta. Instancabile! Una donna forte, attiva, sempre in movimento,  sempre accaldata; con quel suo camminare deciso si infilava in tutti i sentieri del villaggio a piedi, in motorino fin dove poteva, da sola, a  qualsiasi ora per arrivare da un malato, da un bambino in pericolo, un anziano che chiedesse soccorso...   Non ci si spiegava come potesse far fronte a un'attività di quel genere ogni giorno, visto che di notte non riusciva a dormire se non per  pochissimo tempo. E nelle ore di veglia sgranava la corona del rosario, pregando per quella donna che aveva difficoltà di parto, per il tal  bambino che ancora lottava per sfuggire alla morte, per la tal coppia che non riusciva a ritrovare l'armonia ed i figli ne soffrivano....  Era nata a Possagno Canova, in quel di Treviso, nel 1924 e faceva parte del primo gruppo di Suore del Santo Nome di Dio venuto in Guinea  nel 1969. Le prime suore italiane che arrivavano là, le prime suore a mettersi in un villaggio dentro la foresta, vicino alla frontiera, mentre  ancora durava la guerra di liberazione. Sono rimaste a Suzana 24 anni, dovendone uscire, come sappiamo, per malattia della stessa suor  Maria e per l'incidente che per poco non costò la vita a suor Adelia. Recuperate le forze, sono ripartite per il Brasile, tutte e tre, suor Rosa, suor  Maria e suor Adelia, mentre a Suzana sono subentrate altre suore. Suor Maria stava appunto ripartendo per il Brasile, insieme con suor Rosa,  ma i medici l'hanno fermata, viste le sue condizioni. In poco tempo é peggiorata e il Signore se l'è presa con sé, l'11 Settembre scorso.   Erano arrivate in tre a Suzana, sono venute per restare e sono restate. Sono stati 24 anni di testimonianza, di fedeltà e di dedicazione. Suor  Rosa e suor Adelia hanno cominciato subito lo studio del Felup e suor Maria é tornata giù a Bissau, ospite delle suore portoghesi, a far pratica  in ospedale. Dopo tre mesi era a Suzana, dove la gente già l'aspettava. Così cominciò il suo servizio.  Non é che suor Maria avesse molta familiarità con la lingua felup: un discorso lungo "in lingua" andava oltre le sue possibilità, ma sapeva  comunicare e il messaggio passava. Dove le parole non bastavano, supplivano i gesti, l'espressione, a volte gesti un po' forti, amabilmente  forti: come quando, osservando che una donna non aveva seguito le istruzioni per curare il suo bambino, si girava all'improvviso verso di lei,  strabuzzava gli occhi e le diceva: "Kamá, ujamut?! (Ma allora, non capisci?!)" e le batteva in testa, pianino, il pugno serrato.  All'inizio la gente, alle volte, rimaneva interdetta. Arrivava una donna col bambino in cattive condizioni, chiaramente malato da diversi giorni, e  lei: "Dove sei stata tutto questo tempo prima di venire qui?" La risposta era inevitabile: "L'ho portato a fare le cerimonie degli spiriti". "Quante  galline ti hanno fatto sacrificare? E nessuna per dar da mangiare al malato? Adesso vai a casa subito e mi porti una gallina. Su, vai! Caba  caba (In fretta)!". E la povera donna, confusa, che se ne andava di corsa, pensando per che diavolo la suora volesse la gallina... Dove trovare  una gallina erano affari suoi, ma la donna sapeva che doveva tornare con la gallina: il bambino era con la suora che, intanto, lo stava curando.  Appena la gallina appariva, le faceva la festa e lì, su due piedi preparava il brodo, la carne e dava da mangiare al malato, spiegando ogni cosa  alla donna stessa perché imparasse: teoria e pratica.  Piano piano si é instaurata un'intesa che ha dato i frutti di cui loro parlano; e un'intesa tale che aprì alla suora tutte le porte, anche quelle  "blindate" delle maternità tradizionali, affidate alle sacerdotesse incaricate: suor Maria aveva entrata libera in ognuna di esse, anzi, molte volte  veniva espressamente chiamata. Fu un primo grande passo; altri ne seguirono, ma senza quel primo passo, tutto sarebbe stato più difficile.  I villaggi da cui venivano i malati erano molti, a volte lontani. Ed allora ecco la suora andare di villaggio in villaggio incontro a loro, così come  anche le altre suore facevano per la catechesi, l'educazione domestica ed altri servizi... ed anche per dare una mano a suor Maria, che aveva  sempre una fila di gente da attendere, anche se si portava dietro qualche ragazza come aiutante. Così nacque anche l'idea di decentrare e  preparare agenti di salute residenti nei vari villaggi: ed ecco i corsi di preparazione ciclici, realizzati a Suzana.  E' difficile dire tutto il lavoro fatto e la simpatia suscitata, nonostante l'irruenza innata del suo carattere. Sono molti quelli che la ricordano come  una mamma, anche tra noi missionari, di cui sempre si è interessata con molta cura.  Nelle Messe celebrate per lei, dopo una prima lettura tratta dalla Lettera ai Romani, che ci ha aiutati a "leggere" la testimonianza di amore di  lei e delle consorelle proprio perché suore, perché persone consacrate, per il vangelo ho scelto Luca, dove racconta la resurrezione del figlio  della vedova di Nain. Alla fine della lettura domandavo: "Nessuna di voi si ricorda di aver provato, con suor Maria, la stessa gioia di quella  donna? Quando il bambino che avevate portato alla suora vi sembrava morto e già dicevate "E' morto, è morto!" e lei vi sgridava "Upato! Sta'  zitta!" e continuava a lottare per strapparlo alla morte: e quante volte c'è riuscita!"  "E' vero, è proprio così" e gli occhi brillavano di  commozione...  La catechesi di suor Maria era uno spettacolo. Aveva una classe fissa: i "bimbeti", bimbi piccolissimi, visto che era sufficiente saper camminare  per aver diritto di accedere alla sua catechesi (chi non sapeva camminare veniva sulla schiena della sorellina più grande, ma non aveva tutti i  diritti di un alunno, se non quello di ricevere la rituale caramella, diritto universalmente riconosciuto!). Cosa dicesse, o meglio cosa facesse in  quelle catechesi non si può raccontare, era solo da vedere. Aveva un dono innato per stare con i bambini. Il fatto è che, quando venivano in  chiesa, si capiva che sapevano quello che facevano.  Chissà che lassù, nella Casa del Padre, non sia riuscita a raccogliere tutti i bambini che le sono "scappati di mano" a suo tempo per fare con  loro qualche bella lezione di quel catechismo: il fatto è che lassù è difficile sapere chi è catechista e chi è catechizzando! Ma questo per suor  Maria non ha nessuna importanza: importante è diventare come loro per entrare in quella Casa!....  Sì, continuiamo a pregare per lei, perché tutti noi abbiamo e avremo bisogni di essere aiutati con la preghiera, ma, come abbiamo detto nelle  messe celebrate per lei, vogliamo RINGRAZIARE il Signore perché ci ha dato una suora così. Già Gli diciamo grazie perché ci ha dato un  Padre Marmugi che per noi é "Ampa-olal" il nostro padre; ora già si é sentito parlare di "Iña-olal", "la nostra madre".... 
Patrice Patrice Bunire Bunire Suor Maria Suor Maria Ana Assimatoru Ana Assimatoru Basikuai Basikuai Maddalena Maddalena Anijroken Anijroken PitrikÚ PitrikÚ Ambona Ambona Kutujenio Kutujenio