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Pitrikò
Un ragazzo come tanti altri, anzi più gracile, di salute cagionevole: quattro  ossicini, sia lui che il fratello minore, che è morto prima di lui e che si chiamava  appunto Nahòte, cioè “è avvizzito”, tanto non si sviluppava.   Il papà era un Jeju, cioè della stirpe dei fabbri, forgiatori del ferro, un lignaggio di  un certo rispetto: ha a che fare col fuoco. E aveva due mogli.   Il ragazzo, appena passata la paura dell’iniziazione tradizionale, si è iscritto a  scuola, col gruppone dei nuovi matricolati che si sono presentati a Ottobre del  1968, un mese dopo il mio arrivo. E con la scuola ha voluto frequentare anche la  catechesi. Ire in famiglia, ma lui duro! Un carattere forte, forse un po’ spigoloso,  ma puntiglioso quanto basta: quando dico che faccio, faccio, e faccio sul serio.  Tant’è che ha infilato gli anni scolastici uno dopo l’altro, passando sempre (cosa  non così frequente da queste parti); e lo stesso è stato per la catechesi. In  questa volava, e poi si vedeva che era entusiasta. Tanto che il p. Marmugi lo  battezzò già nel 1970.   Nel 76 si presenta alla porta dell’officina della missione: era arrivato fratel Renato  e si poteva cominciare a fare qualcosa di continuo. Prima del suo arrivo l’officina era chiusa  tre settimane al mese, quando io restavo nei villaggi e quindi non ci poteva essere un  apprendistato come si deve.   Guai in vista. Suo padre non vuole che lui giri troppo vicino alla missione; sì, ma chi lo ferma?  Allora niente pranzo. E lui a mezzogiorno e mezzo, quando esce dall’officina, va nel bosco in  cerca di frutti selvatici con cui riempirsi lo stomaco. Noi non ne sappiamo niente, non si  piange addosso, ma la spunta lui: con il tempo di pioggia prende in mano la vanga e va col  padre, lo aiuta e ogni discorso finisce. Salvo poi tornare in officina nella stagione secca. Ma  ormai le cose sono chiare: lui sa cosa vuole e in casa si sono accorti che fa sul serio e  oltretutto è di grande aiuto.   Non solo in casa: non vuole tenere per sé quello che ha ricevuto e va ricevendo: si mette nel numero dei suonatori di tamburo in chiesa, si  interessa delle prove di canto e si presenta come volontario per essere catechista.  Sta nascendo la diocesi di Bissau e, insieme, un tentativo di formazione unitaria per i catechisti. Vengo coinvolto anch’io, anzi mi si affida la  responsabilità di tale formazione, e subito c’è un gruppo di giovani di Suzana, tra cui Pitrikó. Gli adulti, quelli vengono formati qui, in lingua  Felupe, sono analfabeti, nei corsi di Bissau resterebbero indietro, ma Pitrikó e soci no, loro ci vanno, non ne perdono uno. E Pitrikó comincia a  rivelarsi e ad essere apprezzato come uno che non ha peli sulla lingua. Nella sua semplicità e nel suo entusiasmo dice pane al pane e vino al  vino. Magari dispiace ad alcuni, ma intanto lascia il segno. E cominciano a chiamarlo anche in altre missioni…  In officina impara a lavorare il ferro, a saldare, a fare carpenteria metallica e si specializza nelle coperture con lamiere zincate, onduline, lastre  in vetroresina: preciso, puntiglioso come sempre, il lavoro deve essere fatto bene…  A causa della salute cagionevole deve fare alcuni soggiorni prolungati per cure a Ziguinchor, in Senegal, a Katió, al Sud della Guinea Bissau e  ne approfitta per imparare tecniche di coltivazione della frutta, impara a fare inserti di varie specie, entra nel giro e viene chiamato nei villaggi  vicini. E investe il denaro che guadagna in officina mettendo insieme due frutteti.   Si mette sul trattore e, tra le altre cose, ripara dei pezzi di strada fuori mano che ci rendono quasi impossibile il raggiungere alcune comunità:  dopo anni le sue riparazioni resistono ancora.   Non molla mai la catechesi e prepara catecumeni al Battesimo. Quando nasce la pastorale famigliare  a livello di decanato e di diocesi, ci si  butta con convinzione, ne diventa un animatore a livello diocesano. Studia, applica e insegna i metodi naturali per la regolazione della fertilità,  diventando un esperto del metodo Billings. Diventa una spalla validissima nei corsi di preparazione al matrimonio, in cui lavora con passione.   Una delle sue caratteristiche è quella di essere come una formica, sempre attivo, senza fare baccano, alla ricerca dell’uno e dell’altro, di chi si  perde nel cammino: va a “tampinare” tutti, anche il sottoscritto, senza risparmiare osservazioni, fatte alle volte alla sua maniera, ma azzeccate.  Non sempre le reazioni sono positive, si attira anche risposte secche, che fanno male, ma non demorde.   E quando la comunità sbanda, lui va via dritto sulla strada, subendo le rappresaglie, insultato, ma sempre fedele, sempre puntiglioso appunto,  diventando un punto di riferimento.  Caratteristica la sua casa, affrescata con scene bibliche: una vera chiesa domestica, dove raduna gente per la catechesi e la preghiera, in  questo assecondato dalla moglie Dina, lei pure catechista e animatrice famigliare, capace di trottare insieme col marito a costo di non pochi  sacrifici. Poi la malattia, un calvario di due anni. Sembrava che dopo tanti tentativi si riuscisse a trovare una strada per andare in Europa a sistemare la  schiena, e invece è spuntata impietosa un’altra malattia che ha fermato tutto: cirrosi epatica, e lui non beveva. Il medico parla di tumore.  Sopporta con fede. Ripeto a lui il discorso che feci a Demba quasi trent’anni fa: adesso devi spiegarci la lezione più difficile del catechismo:  come ci si prende la croce sulle spalle insieme con Gesù. E lo fa. Riceve gli Oli Santi con fede e convinzione e si comunica. Lo stesso giorno  spira, fedele fino all’ultimo. 
Patrice Patrice Bunire Bunire Suor Maria Suor Maria Ana Assimatoru Ana Assimatoru Basikuai Basikuai Maddalena Maddalena Anijroken Anijroken PitrikÚ PitrikÚ Ambona Ambona Kutujenio Kutujenio