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Bunire
Non é un uomo di molte parole, anzi, per fargli dire qualcosa bisogna  proprio insistere. Però c'è una cosa che ha imparato che è bene dire,  una cosa molto semplice, ma che lascia di stucco un sacco di persone,  e cioè che lui, Bunire vuol bene a Kunamo, sua moglie, che le vuol bene  da quando era ragazza e che continua a volerle bene dopo più di  trentacinque anni di matrimonio.  Niente di strano, sembra, ma cerchiamo di capire. Bunire é il primo  Felupe che il P.Marmugi, fondatore della missione di Suzana, in Guinea  Bissau, ha battezzato. Gliel'avevano portato gli amici, semi incosciente  per il morso di un serpente. C'era voluto parecchio tempo per arrivare a  Suzana con lui, dopo che il serpente nero l'aveva morso. Per un po'  aveva camminato lui con le sue gambe, poi l'avevano dovuto  sorreggere, poi addirittura portare, ed era un omaccione di una stazza  non comune. Erano anni che andavano insieme dal padre e, insieme,  avevano ormai maturato la decisione di farsi cristiani. Quando arrivarono,  insieme con i primi soccorsi, chiesero al padre di dargli il battesimo. Il padre gli  domandò se davvero lo voleva e lui riuscì a capire e rispose che sì. Fu battezzato col  nome di Pedro.  Superò la crisi, si riebbe e tornò a casa. Si erano sposati da poco. Sua moglie, Kunamo, era una bella ragazza, abitavano in una bella casa,  costruita da lui con le sue forti mani. Non gli mancava nulla: avevano un pezzo di risaia che lui vangava fino all'ultimo angolino, un terreno nel  bosco per il riso di secco, un appezzamento per la paglia, una piccola rete da pesca, animali, l'orto di mandioca, piante da frutta. Lui, Bunire,  era anche un abile cacciatore, capace di tirare l'arco con una forza spaventosa: tutti raccontavano di quando, con una freccia, aveva  trapassato una grossa gazzella da parte a parte...Però, c'era una cosa che lo angustiava. Da qualche anno erano sposati e Kunamo non gli  aveva ancora dato un figlio.  Vedeva la moglie che guardava le compagne felici con il bimbo sulla schiena e gli occhi le si facevano mesti. Le compagne ebbero altri figli e  lei no. Cominciarono le pressioni da parte dei parenti. I suoi gi dicevano di ripudiare Kunamo, perché chiaramente era lei che non poteva aver  figli, era sterile: di donne ne avrebbe trovato tante, giovane e forte com'era! I parenti di Kunamo le dicevano di uscire da quella casa e di  accasarsi presso un altro uomo, perché chiaramente era lui che non era capace di farle fare un figlio: tanto più che s'era messo nel cammino  del bianco e gli spiriti erano irati con lui; meglio togliersi da quella casa  e rifarsi una vita! Non era giusto esporsi a quella maniera alla  vergogna di non generare figli!   Si raccontarono l'un l'altra di tutte quelle pressioni e andò a finir che si trovarono più vicini che mai. Bunire ne parlò al padre. Lo vedeva tutti i  giorni, e non solo per la catechesi: durante la stagione secca lavorava alla missione come bracciante e stava anche imparando a fare il  muratore. Il padre gli disse di pazientare, poi ne parlarono con alcuni dei suoi amici che già avevano avuto figli dalle loro mogli. Una cosa  soprattutto il padre gli raccomandava: di non dare a Kunamo motivo di pensare che la volesse ripudiare perché non avevano figli: doveva  essere serena e sapere che suo marito le voleva bene ed aveva fiducia in lei.   Intanto si avvicinava la data del Battesimo delle prime famiglie felupe e Kunamo frequentava assiduamente la catechesi col marito. Gli amici li  sostenevano e incoraggiavano e così venne il giorno: sei famiglie, di cui cinque con i bambini a far da corona e loro due, soli, ma decisi a  continuare insieme, con l'aiuto di Dio: ora non erano forse sposati anche con il sacramento del matrimonio? E allora Dio era con loro, Gesù  abitava la loro casa, ne erano convinti.   Dopo qualche anno, una sera apparve un uomo di un villaggio vicino, Kolajer. Non era Felup, ma apparteneva alla stessa etnia, era un Baiot.  La moglie era appena morta dando alla luce due gemelli. Anche uno dei gemelli era morto e gli rimaneva l'altro. Non voleva che anche questo  morisse e...si rivolse alla missione. Il padre chiamò le famiglie cristiane e disse che c'era una vita da salvare, un bimbo che aveva bisogno di  una famiglia. Bunire e Kunamo si fecero avanti:"Lo prendiamo noi. Forse il Signore ci ha coltivato il desiderio di avere un bambino perché  lasciassimo aperta la nostra casa a questo".  Sembrava proprio che tutto andasse a posto, sennonché...Il padre chiamò Bunire e rimasero a parlare un bel po'. Lo doveva fare, perché,  negli ultimi tempi, l'aveva visto più volte ubriaco. Si stava lasciando un po' andare, forse avvilito anche dall'inutilità dell'attesa, oltre che stanco  delle pressioni dei parenti e degli anziani del villaggio. Kunamo ne soffriva visibilmente e stava intristendo. Richiamato alle sue responsabilità,  soprattutto davanti a un segno così eloquente che il Signore gli mandava, Bunire si impegnò solennemente a non lasciarsi più dominare dal  vino. Anche i suoi compagni lo consigliarono e lo aiutarono e così il bimbo entrò in quella casa. Fu battezzato col nome di Francesco ed ora é  un giovanottone ben cresciuto.   La casa continua ad essere aperta e ospitale, anche per quelli che, da altri villaggi, vengono a Suzana per necessità: scuola, lavoro, visite  mediche ecc. Bunire a Kunamo non hanno mai avuto figli loro, ma hanno voluto far parte del gruppo degli animatori familiari ed io osservo  compiaciuto quando, nei nostri incontri allargati a coppie di altre missioni e di altre etnie, portano la loro testimonianza, sempre con poche  parole, sufficienti però a suscitare reazioni di meraviglia e di stupore:"Impossibile! Senza figli, eppure ancora insieme! E per così tanti anni!", e  benedico il Signore che, attraverso queste persone semplici e generose, continua a scrivere oggi, sotto i nostri occhi, il Vangelo della salvezza  e della vita. 
Patrice Patrice Bunire Bunire Suor Maria Suor Maria Ana Assimatoru Ana Assimatoru Basikuai Basikuai Maddalena Maddalena Anijroken Anijroken PitrikÚ PitrikÚ Ambona Ambona Kutujenio Kutujenio